IN VIA ETNEA A CATANIA:  Più di tremila persone sfilano al Gay pride.

<<Il paese ci accetta, la politica fa finta di non vederci>>

Sfila il Pride: scossa elettrica per i diritti.

Una scossa elettrica attraversa via Etnea da piazza Borgo a piazza Duomo. Le bandiere arcobaleno svettano dai carri che si snodano in fila indiana. E' il Gay Pride, la "giornata dell'orgoglio Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans). Una festa in memoria dei violenti scontri di Stonewall tra omosessuali e polizia a New York, iniziati a partire dalla lunga notte del 27 giugno 1969, e che segnarono il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Una festa senza mezzi toni, dove ironia ed eccesso regnano sovrani. Un appuntamento che quest'anno a Catania, con quasi 3000 persone, fa più rumore del solito.                                                                   Nel comitato promotore ci sono davvero tutti: Open Mind, Pegaso, Arcigay, associazione Radicale Catania e "Certi Diritti". Non mancano i Comunisti Italiani. Ma ci sono sopratutto loro, i protagonisti assoluti della festa, per ribadire con forza la propria identità sessuale, affermare il valore delle battaglie per l'affermazione dei diritti civili alle coppie omosessuali e per combattere l'omofobia, sottolineando il valore del rispetto della diversità sessuale, che non è mai vergogna, ma ricchezza. Vladimir Luxuria, in abito lungo leopardato, sale sul carro-dalmata che ammicca sdegnato a "Crudelia Carfagna", la ministra arpia colpevole di aver negato il suo sexy patrocinio alla manifestazione. "Ci vestiamo da dalmata perchè ancora nel 2008 siamo costretti a lottare come i cani per i nostri diritti", dice Luca Nostro. Ma la resa è solo un lontano miraggio nel deserto. D'ora in poi si va avanti a oltranza. "Continuerò a far valere le ragioni dei trans, anche fuori dal Parlamento. Purtroppo non potrò portare avanti il disegno di legge che avevo presentato sulla piena cittadinanza ai trans", spiega Luxuria, che ha dedicato il Pride catanese a Loredana , la trans suicida di Marina di Palma di Montechiaro.                                                                                                                             Il Gay Pride è il regno dell'ironico eccesso, dove niente sembra banale, neppure Lorella Sukkiarini, che ondeggia su vertiginosi tacchi a spillo, ma solo dopo essersi fatta ritrarre in posa dai più curiosi accorsi ai suoi piedi. Le sta accanto Regina Terrunia, vestita di farfalle. "Evviva la libertà", continua a ripetere, mentre si passa tra le mani i riccioli increspati della sua parrucca blu in formato gigante. Flemma britannica per l'on. Rita Bernardini, segretaria dei Radicali Italiani, accanto a Gianmarco Ciccarelli: "il Pd non è proprio il nostro interlocutore ideale, a parte Bersani, Cuperlo, e pochi altri. In Italia siamo davvero indietro rispetto al resto d'Europa. Ci ha superato perfino la cattolicissima Spagna. Questo è il momento in cui bisogna continuare a lottare come abbiamo sempre fatto, anzi, con più forza. Il paradosso straordinario del nostro Paese è che la maggior parte della gente è favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto. Sono i potenti, sempre più asserviti al Vaticano, che storcono il muso. Un po come hanno fatto con la storia della liberalizzazione di certe sostanze stupefacenti: acerrimi antiproibizionisti, ma fedeli consumatori". Sulle lucide note di "Like a virgin" di Madonna, l'ex deputato dei Comunisti Italiani, Orazio Licandro, tira le orecchie all'attuale governo che nasconde sotto il tappeto le vere emergenze e preferisce sfiancarsi sulle intercettazioni del premier. Chissà che la lucida frecciata non porti fortuna a Niky Vendola, che stavolta - e non solo per fare il segretario del partito - avrebbe tutti i requisiti.

Elena Orlando

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